SAGGEZZE
19 Febbraio 2026COMPASSIONE
19 Febbraio 2026Cura e Cautela
Gli effetti dell’inclinazione e cura vanno oltre la coppia composta da chi la offre e da chi la riceve. La cura conduce a una responsabilità che si avvale dell’interdipendenza: sia nel fare attenzione a ciò che comunico e a come lo comunico, quanto l’essere consapevoli di dipendere da voci differenti ed averne rispetto. La cura elabora un concetto di responsabilità che si avvale della “cautela con cui capire in modo non superficiale ciò che ho di fronte, ad esempio il testo di un libro. Altrettanto vale per la cautela nell’esprimere il proprio pensiero con calma e per la cautela dell’approfondire” [1], senza dare per scontato o acquisito tutto in una volta. Cautela è anche quella del non essere assertivi facendo del pensiero una fattispecie astratta calata dall’alto. Cautela è sinonimo di prudenza che implica visione e pre-visione (provideo: prudenza, vedere davanti, vedere prima), un’abilità di analisi nel vedere con l’esercizio e l’esperienza le conseguenze delle azioni. Visione e pre-visione delle conseguenze guidano consapevolezza e fiducia. Cura e cautela, a cavallo tra dedizione e spontaneità, una processualità in contrasto con la velocità del mondo, intessono attenzione all’interiorità di se stessi e degli altri, una sensibilità che diviene responsabilità sociale, di pacificazione.
Cura e cautela generano una circolarità di significato in cui si generano e si specchiano riguardo, gratitudine ma anche un reciproco sentirsi gratificati e riconosciuti. La pratica in questione non è unilaterale, coniuga obbligo-necessità di cura con diritto-necessità di cautela. Una pratica costante d’interdipendenza che, per la vastità dei modi d’esperirla, si concretizza come una conquista di abilità senza timori e vergogna, nella pienezza di un diritto d’ascolto e di essere ascoltati, di esprimersi in modo non violento, oltre la discorsività delle parole e dei singoli punti di vista.
di Maria Antonietta Sgambaro (Sakyadhita Italy)
Interdipendenza
In alternativa alla potenza che è un grido d’indignazione, che è una difesa dalle discriminazioni, che è un rivendicare l’esistenza negata, si propongono cura e cautela come pratica costante, pratica interdipendente di responsabilità richiedente reciprocità. Attraverso la cura e la cautela possiamo intravedere una via di mezzo pacificata, oppure, qualcuno a questo mondo rivendica per sé Il terreno della vulnerabilità o della rettitudine in via esclusiva?
di Maria Antonietta Sgambaro (Sakyadhita Italy)
Sciogliere il conflitto in una tazza di potenzialità positive.
Intrecciare attenzione all’interiorità degli altri come di se stessi, è risonanza, interesse per punti di vista nuovi ma è anche una pratica individuale e sociale di pacificazione verso punti di vista diversi o contrastanti.
Cura e cautela verso l’altro/a sono del tutto antitetiche al prendere posizione, in modo netto e deciso, nel relazionarsi con l’alterità?
Fare attenzione alle possibili conseguenze o risultati pratici delle nostre azioni, come non tralasciare fatti che possono accadere nell’opacità di impressioni o di riflessioni sulle conseguenze solo per essere accomodanti, comporta di per sé mettersi in contrasto, attrito, opposizione? Si potrebbe non essere eccessivi nei modi di esprimersi, cercare di essere più chiari, come portare avanti la propria idea servendosi di esempi ovvero “conseguenze” chiarificatrici dell’idea stessa. La scuola filosofica buddista dei “consequenzialisti” (Madhyamaka Prasangika) utilizza l’esempio per chiarire un’opinione o evidenziare una contraddizione, è dunque utile tenere a mente di chiedere ragione di opinioni diverse o contrarie.
Il sentimento di cura per l’alterità può essere coltivato in modo spontaneo e creativo, nei modi, nel come, con una ricetta personale che ascolti e faccia spazio all’interiorità che non si vede per assaporare, nel riunirsi e nell’incontrarsi, uno scambio di contenuti? o la cura è un obbligo quanto riguarda in generale i ruoli delle donne o il ruolo di genitori o di figli?
Vale la pena cercare voci differenti, modi propositivi di relazionarci che, nell’aprire prospettive al dialogo, compongano il conflitto. Se pensassimo che le tensioni del disaccordo sono spesso impulsi, potremmo sciogliere gli attriti dei modi di vivere assieme agli altri prima che diventino sentimenti di rabbia o paura?
Ven. Getzunma Tenzin Palmo: molta rabbia e paura esiste a un livello pre-verbale ed è il caso di offrire una tazza di tè, parlare in modo amorevole, accogliere, per aprire il groviglio in apparenza insolubile. Psicologicamente, non sembra una buona idea “to make clesure to an enemy”, chiudere i conti con un “nemico”, spingerlo via non funziona.
[1] Espressione della professoressa Patrizia Vercesi - colloquio genitori Liceo classico Giorgione.
di Maria Antonietta Sgambaro (Sakyadhita Italy)
